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	<title>intelligenza emotiva Archives - Carter &amp; Benson</title>
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	<description>Head hunting - Executive and Middle management Search - Ricerca Personale - Consulenza progetti HR strategici</description>
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	<title>intelligenza emotiva Archives - Carter &amp; Benson</title>
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		<title>Consulenza organizzativa: come ottimizzare al meglio le risorse interne e attivare la strategia giusta per aumentare il valore aziendale</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2024 17:12:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Che cosa si intende precisamente per organizzazione aziendale? Perché una corretta gestione dei team di un’azienda, e una giusta definizione di ruoli e mansioni è determinante per il raggiungimento di alcuni obiettivi? E, soprattutto, quali sono i fattori da non sottovalutare quando si parla di consulenza organizzativa? Questo servizio che analizza le risorse presenti in [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Che cosa si intende precisamente per organizzazione aziendale?</strong></p>
<p>Perché una corretta gestione dei team di un’azienda, e una giusta definizione di ruoli e mansioni è determinante per il raggiungimento di alcuni obiettivi?</p>
<p>E, soprattutto, quali sono i fattori da non sottovalutare quando si parla di consulenza organizzativa?</p>
<p>Questo servizio che analizza le risorse presenti in un’azienda, quelle già disponibili e quelle acquisibili e di conseguenza offre strategie per coordinarle al meglio perché siano il più possibile proficue, è molto utile a contribuire ad aumentare il valore dell’azienda sia verso potenziali nuovi clienti sia sul mercato in generale. Un lavoro lungo e complesso che può essere portato avanti solo con una consulenza mirata. Tema che abbiamo approfondito in questo focus con Lorenzo Bassi, Partner di Carter &amp; Benson.</p>
<p><strong>Parlando di persone e di collaboratori può un head hunter essere interessato a consigliare ad un’azienda di non assumere nuove figure? </strong></p>
<p>Una domanda che suona come una provocazione, utile a far capire meglio come un processo di consulenza organizzativa &#8211; preciso, meticoloso e ad hoc per ogni azienda &#8211; parta prima di tutto da un’analisi dettagliata dell’organigramma aziendale, da una profonda conoscenza delle persone e dalle loro soft e hard skills oltre che dai ruoli ricoperti. La risposta è quindi “sì” è possibile che un head hunter non proponga l’inserimento di nuovi candidati.</p>
<p>Molto spesso, infatti, accade che alcune necessità in termini di hiring che un’azienda pensa di avere, si possano gestire con ottimizzazioni interne: ridefinizione di ruoli e responsabilità e con sessioni di formazione per la crescita del team.</p>
<p>Ogni volta che lavoriamo su un progetto di consulenza organizzativa, sappiamo di avere a che fare con persone, valori, cultura e un’unicità proprie di quella specifica realtà. L’ascolto è il primo passo per entrare in empatia, creare relazioni di fiducia e accompagnare l’organizzazione verso quella trasformazione necessaria al suo posizionamento, al suo sviluppo e a mantenere la sua competitività sul mercato.</p>
<p><strong>Partiamo sempre dalle persone</strong>.</p>
<p>Ogni collaboratore, infatti, ha la propria personalità, le proprie skills, le proprie competenze, ma ha anche ambizioni e obiettivi, per questo è importante analizzare ogni aspetto delle persone che compongono il team e capire come possano performare rispetto agli obiettivi che si pone l’azienda stessa.</p>
<p><strong>Quali sono gli aspetti fondamentali da non sottovalutare? </strong></p>
<p>È bene sottolineare che ogni caso è a sé, ma in generale, è importante non sottovalutare mai gli obiettivi che si pone il cliente. Oltre a questo è importante agire anche proponendo delle soluzioni a medio termine, 3 o 5 anni al massimo in modo da tener ben presente l’andamento dei mercati e la situazione del momento. Determinante poi come sottolineavamo prima sono i ruoli ricoperti dalle persone, l’importante è cominciare analizzando la squadra che si ha davanti e a volte basta modificare gli assetti e i compiti di ognuno per far funzionare meglio un team.</p>
<p>Il lavoro di consulenza aziendale – continuo e diverso da organizzazione ad organizzazione &#8211; deve essere fatto necessariamente su misura seguendo richieste e bisogni, partendo dallo scenario e dalle risorse che si trovano quando si comincia il percorso. Alla domanda che molti manager si pongono sulla necessità reale e sulla convenienza di seguire questa strada la risposta si ritrova nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. Continuando a lavorare sul giusto collocamento delle risorse, sulla formazione dove necessario, su azioni che possano migliorare e magari snellire alcuni flussi di lavoro e sulla capacità di essere sempre coerenti con la strategia aziendale, i benefici saranno lampanti.</p>
<p>Investire su un servizio di consulenza organizzativa permette ad un’azienda di essere sempre competitiva, al passo con i tempi, riconosciuta in modo positivo sul mercato e capace di migliorare anche nelle performance e nei risultati. Un servizio che porta benefici positivi e permette di identificare strategie e opportunità giuste per risparmiare tempo e fare sempre meglio.</p>
<p>Nel caso in cui non sia possibile valorizzare le risorse interne, subentra il lavoro dell’head hunter che si occupa di ricerca e selezione del personale. Un lavoro che però è importante fare partendo da una più ampia prospettiva e da una reale e profonda conoscenza dell’azienda e delle sue dinamiche.</p>
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		<title>IN 3 MINUTI, 19° puntata – “L&#8217;intelligenza emotiva, che cos&#8217;è e perché è importante?”</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2024 10:00:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Torna il nostro appuntamento mensile con gli approfondimenti in tema HR. In questo 19°appuntamento della nostra rubrica video &#8220;IN 3 MINUTI&#8221; con Chiara Arosio, Partner di Carter &#38; Benson, parliamo di intelligenza emotiva e di quanto sia importante nel lavoro! GUARDA IL VIDEO </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Torna il nostro appuntamento mensile con gli approfondimenti in tema HR.</p>
<p>In questo 19°appuntamento della nostra rubrica video &#8220;IN 3 MINUTI&#8221; con Chiara Arosio, Partner di Carter &amp; Benson, parliamo di intelligenza emotiva e di quanto sia importante nel lavoro!</p>
<p><a href="https://youtu.be/XQ0dARjR9xw">GUARDA IL VIDEO </a></p>
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		<title>L’intelligenza emotiva che cos’è e perché sul lavoro è determinante</title>
		<link>https://www.carterbenson.com/intelligenza-emotiva-lavoro/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 09:01:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quanto conta l’intelligenza emotiva sul lavoro? Quando, invece, il QI (quoziente intellettivo) e le competenze? Domande che trovano una risposta in numeri e percentuali, analizzando l’Empaty Business Survey 2023, una ricerca condotta da Ernst &#38; Young. L’86% dei dipendenti intervistati ritiene, infatti, che una leadership empatica aumenti il morale, mentre l’87% dice che l’empatia è [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quanto conta l’intelligenza emotiva sul lavoro?</strong></p>
<p><strong>Quando, invece, il QI (quoziente intellettivo) e le competenze?</strong></p>
<p>Domande che trovano una risposta in numeri e percentuali, analizzando l’Empaty Business Survey 2023, una ricerca condotta da Ernst &amp; Young.</p>
<p>L’86% dei dipendenti intervistati ritiene, infatti, che una leadership empatica aumenti il morale, mentre l’87% dice che l’empatia è essenziale per promuovere un ambiente inclusivo, fino a determinare che l’efficienza, la creatività e la soddisfazione derivino proprio dall’empatia che c’è tra leader e collaboratori.</p>
<p>Un tema che abbiamo approfondito con Chiara Arosio, Partner di Carter &amp; Benson.</p>
<p><strong>Che cos’è l’Intelligenza emotiva?</strong></p>
<p>Temine coniato nel 1990 da due professori di psicologia dell’University of New Hampshire e di Yale, reso di dominio pubblico dallo psicologo Daniel Goleman che riteneva strettamente legate l’intelligenza emotiva e il successo lavorativo. L’intelligenza emotiva è la capacità di comprendere, utilizzare e gestire le proprie emozioni in modo positivo per alleviare lo stress, comunicare in modo efficace, entrare in empatia con gli altri, superare le sfide e disinnescare così i conflitti. Una definizione che fa capire come averla sia determinante da punto di vista professionale. A confermarlo sono ancora i numeri. Secondo lo studio condotto da Ernst &amp; Young emerge che l’empatia tra i manager e i dipendenti porti nell’88% dei casi una maggior efficienza, per l’87% più creatività e soddisfazione, per l’86% la condivisione di idee, l’85% l’innovazione e addirittura nell’83% dei casi un maggiore fatturato aziendale. Per sviluppare l’intelligenza emotiva, secondo Goleman è importante avere una abilità chiave: l’empatia.</p>
<p>E se l’empatia è fondamentale, è importante che ci siano anche consapevolezza, autocontrollo e abilità sociale.</p>
<p>Riuscire ad essere empatici sul lavoro rappresenta una maggiore possibilità di creare dei rapporti solidi e basati sulla fiducia e questo ha una grande incidenza anche sulla diminuzione del turnover e sull’aumento della motivazione.</p>
<p><strong>Un aspetto quindi che può incidere molto sulle performance del singolo e, in generale, sul raggiungimento di buoni risultati dal punto di vista aziendale…</strong></p>
<p>Siamo persone, ognuno di noi è il prodotto di esperienze emotive vissute nel proprio privato, nel sociale e sul lavoro. Per un manager è fondamentale comprendere a fondo le emozioni proprie e delle persone del proprio team. Ma avere la capacità di relazionarsi con gli altri in modo empatico parte innanzi tutto da una profonda consapevolezza di sé stessi. Attraverso la comprensione delle emozioni si può trasformare il proprio stile di leadership e far sentire i collaboratori più apprezzati e pertanto più motivati, creando un clima di fiducia e rispetto tra leader e lavoratore che migliora le performance e permette di evitare la perdita di risorse di valore.</p>
<p>Nel nostro lavoro di head hunting, come in quello della consulenza organizzativa, nella fase di assessment, la valutazione dell’intelligenza emotiva è per noi sempre più cruciale perché permette di essere predittivi rispetto ai comportamenti che metteranno in atto gli stessi candidati in uno specifico contesto aziendale.</p>
<p>L’intelligenza emotiva, come teorizza Daniel Goleman, è composta da cinque competenze: la consapevolezza, l’autocontrollo, la motivazione, l’empatia e l’abilità sociale. Aspetti che abbiamo inserito negli assessment che riguardano lo stile di leadership dei manager e che ci consentono di capire meglio chi abbiamo di fronte e che leader potrà effettivamente essere.</p>
<p><strong>Quanto incide quindi l’intelligenza emotiva sul lavoro?</strong></p>
<p>Esistono diversi stili di leadership e l’analisi del quoziente emotivo permette di essere ancora più predittivi riguardo allo stile che metterà in campo il manager che si sta analizzando.  L’intelligenza emotiva è un fattore determinante sia in termini di fatturato aziendale sia di performance, ma incide anche  sull’attraction e la retention dei talenti, soprattutto se si parla della generazione Z sempre più attenta alla cura del benessere lavorativo e sociale.</p>
<p>Pertanto le organizzazioni, che sappiamo essere già impegnate in notevoli investimenti per cercare nuovi talenti e mantenerli nei propri team, avranno sicuramente grande giovamento nel coltivare l&#8217;intelligenza emotiva come asset per la gestione delle risorse umane.</p>
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		<title>Intelligenza emotiva, un driver nel mondo del lavoro</title>
		<link>https://www.carterbenson.com/intelligenza-emotiva-un-driver-nel-mondo-del-lavoro/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 07:27:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Avere consapevolezza delle proprie emozioni, saperle gestire, riconoscere e comprendere quelle altrui. Spesso, il successo professionale non ha una correlazione con il voto di un diploma o con l’IQ. È scientificamente provato* che la capacità di risultare convincenti in un colloquio di lavoro, di essere presi in considerazione per una promozione, di essere un leader [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Avere consapevolezza delle proprie emozioni, saperle gestire, riconoscere e comprendere quelle altrui. Spesso, il successo professionale non ha una correlazione con il voto di un diploma o con l’IQ. È scientificamente provato* che la capacità di risultare convincenti in un colloquio di lavoro, di essere presi in considerazione per una promozione, di essere un leader affermato dipenda per il 60% dalle nostre competenze emotive.</p>
<p><strong>L’EQ, una tra le competenze più richieste </strong></p>
<p><em><span style="font-size: 14.4px;"><strong>L’EQ (Emotional Quotient)</strong> è una soft skill sulla quale è importante agire e oggi è sempre più strategica, sostiene Chiara Arosio, Principal di Carter &amp; Benson. Nel mondo del lavoro, infatti, sta conquistando un posto di rilievo, tanto da essere inserita tra le competenze più richieste. La consapevolezza di sé, l’autocontrollo, la motivazione, l’empatia e quindi la capacità di comprendere appieno e affrontare le emozioni umane, sono per un manager quel bagaglio di intelligenza emotiva che permette una migliore collaborazione tra i dipendenti, un ambiente di lavoro più felice e la costruzione di azioni solide a lungo termine.</span></em></p>
<p><strong><em>Cosa chiedono oggi le aziende in fase di assessment?</em></strong></p>
<p><em>La quotidianità lavorativa e anche il privato di ogni persona è insieme di esperienze emotive che danno significato a ogni interazione. Esserne consapevoli significa portare l’attenzione su un piano differente, lavorare per comprendere a fondo le emozioni, sia le proprie sia quelle altrui e tradurre il tutto in comportamenti e strategie di leadership per far sentire i collaboratori più motivati e apprezzati. Un substrato di benessere nel quale le persone sono incentivate a dare il loro meglio. </em><br />
<em>Per questo motivo, le aziende, oltre ad una conoscenza più approfondita dei manager che hanno a bordo, hanno la necessità di capire quali siano le risorse su cui poter contare. In fase di assessment, la valutazione dell’EQ ci consente di essere predittivi circa i comportamenti che questi manager metteranno in atto e se siano realmente persone di potenziale. Un manager che non ha intelligenza emotiva, che non riesce a coinvolgere le persone sotto di sé, ma le fa “scappare”, alla lunga crea un danno di immagine sia alla propria persona che all’azienda. E a quel punto, poco possono fare tutte le attività di comunicazione di employer branding.</em></p>
<p><strong><em>Il clima lavorativo è influenzato per il 60% dal leader</em></strong></p>
<p><em>Le emozioni sono altamente contagiose e ogni leader ha una grossa responsabilità sul benessere aziendale! Più un manager riesce ad essere empatico, sprigiona emozioni positive ed è in grado di eliminare lo “smog” delle sensazioni negative, più il gruppo starà bene e sarà motivato. Al contrario, un leader dissonante non può provocare altro che frustrazione, collera, resistenza, rifiuto, ostilità tra i collaboratori, e questo, alla lunga, sviluppa insoddisfazione, sfiducia, demotivazione. Tutti atteggiamenti che si ripercuotono sfavorevolmente anche in termini di fatturato dell’azienda.</em></p>
<p><strong><em>Da dove partire per migliorare l’intelligenza emotiva?</em></strong></p>
<p><em>L’EQ è una qualità dalle mille sfaccettature che è importante affinare. Esistono diversi stili di leadership basati sull’intelligenza emotiva e saperli individuare, applicare e far propri i meccanismi che li governano, può avere riflessi molto positivi sul successo di una leadership. Ci sono delle tecniche per imparare ad avere consapevolezza di sè, saper gestire le proprie emozioni e tutti quegli impulsi disturbanti che potrebbero nuocere al clima aziendale, ma anche per riconoscere gli stati d’animo delle persone che compongono il proprio team ed essere in grado di tenere nella giusta considerazione i sentimenti degli altri avendo la sensibilità di andare anche oltre il “non detto”. Un argomento complesso e per questo difficile da esaurire in poche righe, ma un vero e proprio driver per la gestione dei team che saremo lieti di approfondire con voi, se lo vorrete.</em></p>
<p><em><sup>*fonte TTI SUCCESS INSIGHTS<strong>®</strong></sup></em></p>
<p class="alt-font"><em>foto di copertina: credits freepik</em></p>
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