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	<title>approfondimento Archives - Carter &amp; Benson</title>
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	<description>Head hunting - Executive and Middle management Search - Ricerca Personale - Consulenza progetti HR strategici</description>
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		<title>People Analytics: come i dati stanno cambiando la gestione delle persone</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 09:03:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che stiamo vendendo nel quotidiano, anche grazie all’avvento dell’Intelligenza Artificiale, è un uso sempre più massiccio di dati. Tutto questo ci sta permettendo di massimizzare il numero di dati analizzabili e le modalità in cui li possiamo utilizzare. Nel panorama attuale, l’analisi dei dati sicuramente sta rivoluzionando anche il mondo delle Risorse Umane, del [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che stiamo vendendo nel quotidiano, anche grazie all’avvento dell’Intelligenza Artificiale, è un uso sempre più massiccio di dati. Tutto questo ci sta permettendo di massimizzare il numero di dati analizzabili e le modalità in cui li possiamo utilizzare. Nel panorama attuale, l’analisi dei dati sicuramente sta rivoluzionando anche il mondo delle Risorse Umane, del talent management e del recruiting. L’avvento dell’Intelligenza Artificiale ha amplificato la capacità di raccogliere, leggere e interpretare i dati, aprendo la strada a strumenti e strategie sempre più sofisticate per la gestione del capitale umano. È in questo contesto che si inserisce la People Analytics: una disciplina che, grazie ai dati, consente di prendere decisioni più informate, efficienti e personalizzate. Abbiamo approfondito questo tema con Lorenzo Bassi, Partner di Carter &amp; Benson.</p>
<p><strong>Iniziamo a capire come l’analisi dei dati, anche grazie all’avvento dell’Intelligenza Artificiale stia cambiando e snellendo e velocizzando il lavoro in ambito di recruiting e selezione…</strong></p>
<p>Sicuramente uno dei primi ambiti di applicazione della People Analytics è il recruiting. Gli strumenti basati su AI permettono di velocizzare l’analisi delle candidature, creare ranking automatizzati dei profili più idonei, ottimizzare la raccolta di dati dai job post, offrire una panoramica più ampia sui candidati. Tuttavia, nonostante l’efficacia degli algoritmi, l’elemento umano rimane centrale. Quel che spesso viene definito “bias” nei processi di selezione, ovvero l’intervento umano, credo che rimanga un aspetto determinante. La soggettività resta un elemento imprescindibile perché la selezione in fondo è una relazione tra persone, è la capacità di creare un feeling umano che può determinare il successo di un inserimento in azienda.</p>
<p><strong>Nella gestione dei talenti, invece, che cosa sta cambiando?</strong></p>
<p>Il maggiore impatto della People Analytics si manifesta oggi nel talent management. Dove prima dominavano KPI tradizionali e performance quantitative, oggi si stanno affermando approcci più qualitativi e sfaccettati. Grazie a nuovi touch point tecnologici e all’AI, è possibile analizzare metriche comportamentali e di coinvolgimento; indicatori di benessere organizzativo; segnali deboli legati allo sviluppo del potenziale umano. L’obiettivo non è solo ottimizzare le performance, ma favorire una crescita completa della persona all’interno dell’organizzazione, armonizzando esigenze aziendali e individuali.</p>
<p><strong>Come vedi il futuro delle HR relativamente all’analisi dei dati che abbiamo a disposizione?</strong></p>
<p>Lo scenario dei prossimi anni vede un’evoluzione strutturale del comparto HR. Le organizzazioni che vorranno restare competitive dovranno: introdurre profili ibridi, come i data analyst all’interno dei team HR, sviluppare nuove dashboard intelligenti per monitorare il ciclo di vita del dipendente, investire in competenze digitali e analitiche che tradizionalmente non appartenevano al mondo delle risorse umane. La sfida sarà duplice: portare nuove competenze dentro il perimetro HR e, allo stesso tempo, mantenere una visione critica e umanocentrica. La People Analytics rappresenta un’opportunità straordinaria per potenziare la funzione HR, ma il successo dipenderà dalla capacità di coniugare tecnologia e umanità. In un’epoca dominata dai numeri, è proprio il valore soggettivo e relazionale a fare la differenza.</p>
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		<title>A cinque anni dal Covid: come è cambiato il mondo del lavoro?</title>
		<link>https://www.carterbenson.com/cambiamento-mondo-lavoro-acinqueanni-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CART3r]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 11:49:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cinque anni “quasi” esatti dal lockdown per il Covid com’è cambiato, se è davvero cambiato il mondo del lavoro? Tra smartworking, nuovi bisogni e alcune professioni nate proprio durante la Pandemia ci siamo fatti alcune domande. Abbiamo parlato del tema con William Griffini, CEO di Carter &#38; Benson. Il Covid-19 ha davvero cambiato il [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A cinque anni “quasi” esatti dal lockdown per il Covid com’è cambiato, se è davvero cambiato il mondo del lavoro?<br />
Tra smartworking, nuovi bisogni e alcune professioni nate proprio durante la Pandemia ci siamo fatti alcune domande.<br />
<strong>Abbiamo parlato del tema con William Griffini, CEO di Carter &amp; Benson.</strong></p>
<p><strong>Il Covid-19 ha davvero cambiato il mondo del lavoro?<br />
</strong>Il 2020 ha sicuramente rappresentato uno spartiacque. Non tanto – o non solo – per l’evento pandemico in sé, ma per ciò che ha portato alla luce: un cambiamento già in atto nel modo di concepire il lavoro, le relazioni, la tecnologia e il tempo. Diciamo che il Covid non ha cambiato davvero il mondo del lavoro, l’ha solo accelerato. A quasi cinque anni da quel momento storico che passerà alla storia, il mondo del lavoro appare trasformato, ma il Covid non centra, sarebbe comunque accaduto. Il vero motore del lavoro è umano, non tecnologico. Infatti questo cambiamento non è solo un’evoluzione “digitale” e basta. È piuttosto un cambiamento sistemico, dove tecnologia, cultura organizzativa e bisogni umani si intrecciano in una nuova e fragile alchimia.</p>
<p><strong>Quindi possiamo parlare di accelerazione, non di vero e proprio cambiamento, è così?</strong></p>
<p>Il Covid ha funzionato da catalizzatore, non da origine. Molte aziende erano già esposte all’innovazione tecnologica, ma il contesto di crisi ha reso improrogabili scelte che prima sembravano future. Smart working, strumenti di collaborazione digitale, intelligenza artificiale nei processi HR e produttivi, automazione: tutto ha avuto un’accelerazione. In molte realtà, l’introduzione di strumenti digitali ha generato un’eccessiva fiducia nella loro efficacia automatica, perdendo di vista il fatto che ogni applicazione è, e resta, umana. Senza una guida consapevole, l’uso massivo della tecnologia può diventare inefficiente, dispersivo, controproducente. Un altro effetto collaterale della spinta post-Covid è stata la confusione tra flessibilità e deregolamentazione. In molte organizzazioni si è intesa la flessibilità come un “faccio quello che voglio”, dimenticando che lavorare in modo agile non significa lavorare meno, ma lavorare meglio, in modo più responsabile e autonomo, dentro un sistema di fiducia, obiettivi condivisi e relazioni forti.</p>
<p><strong>Vita e lavoro: un balance ancora da costruire?</strong></p>
<p>Uno degli aspetti più discussi nel post-Covid è stato il tanto ambito work-life balance. La tecnologia ha permesso un’interazione più fluida, ma ha anche reso più labile il confine tra tempo di vita e tempo di lavoro. L’eccessivo utilizzo di piattaforme digitali e la leggerezza nella gestione dei tempi hanno spesso generato iperconnessione, burnout e senso di smarrimento, più che equilibrio. A distanza di cinque anni, emerge una consapevolezza nuova: la tecnologia è un alleato potentissimo, ma da sola non basta. Serve intelligenza umana per dare senso all’azione. E serve soprattutto una cultura del lavoro più evoluta, capace di gestire la complessità senza appiattirla in regole rigide o fughe anarchiche. Non è stato il Covid a cambiare la visione del lavoro. Quel cambiamento era già in atto. Oggi le aziende che prosperano sono quelle che hanno coniugato forza finanziaria, visione organizzativa e cura per le persone. Dove la tecnologia è al servizio del pensiero, e non viceversa.</p>
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		<title>IN 3 MINUTI, 25° puntata – “L&#8217;evoluzione della figura dell’HR, percezione vs realtà IN 3 MINUTI&#8221;</title>
		<link>https://www.carterbenson.com/evoluzione-figura-hr/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 14 Nov 2024 10:00:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo video della rubrica &#8220;In 3 minuti&#8221;: L&#8217;evoluzione della figura dell’HR, percezione vs realtà. In questa nuova puntata della nostra rubrica Chiara Arosio, Partner di Carter &#38; Benson, ci guida in un approfondimento su un tema cruciale per il mondo del lavoro di oggi: l&#8217;evoluzione della figura dell&#8217;HR. Spesso percepita come una funzione puramente [...]</p>
<p>The post <a href="https://www.carterbenson.com/evoluzione-figura-hr/">IN 3 MINUTI, 25° puntata – “L&#8217;evoluzione della figura dell’HR, percezione vs realtà IN 3 MINUTI&#8221;</a> appeared first on <a href="https://www.carterbenson.com">Carter &amp; Benson</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo video della rubrica &#8220;In 3 minuti&#8221;: L&#8217;evoluzione della figura dell’HR, percezione vs realtà.</p>
<p>In questa nuova puntata della nostra rubrica Chiara Arosio, Partner di Carter &amp; Benson, ci guida in un approfondimento su un tema cruciale per il mondo del lavoro di oggi: l&#8217;evoluzione della figura dell&#8217;HR. Spesso percepita come una funzione puramente operativa o amministrativa, la realtà del ruolo dell’HR è ben più complessa e strategica.</p>
<p>Chiara Arosio ci spiega come la figura del professionista HR stia evolvendo verso un ruolo centrale per la crescita aziendale e lo sviluppo delle persone, superando gli stereotipi e affermandosi come motore di innovazione e cambiamento.</p>
<p>Buona visione!</p>
<p><a href="https://youtu.be/IAz1nt4PdKs">GUARDA IL VIDEO </a></p>
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